{"id":1313,"date":"2009-01-08T23:10:48","date_gmt":"2009-01-08T21:10:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dimoradelviaggiatore.it\/?page_id=1313"},"modified":"2012-03-26T10:28:40","modified_gmt":"2012-03-26T09:28:40","slug":"verona-itinerari","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/appartamenti-sul-lago-di-garda-a-torri-del-benaco-e-stanze-a-5-minuti-dal-centro-vicino-alla-fiera-e-allospedale-di-borgo-roma\/info-verona\/verona-itinerari","title":{"rendered":"Verona Itinerari"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3475\" title=\"verona itinerari\" src=\"http:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/verona-itinerari-230x300.gif\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/verona-itinerari-230x300.gif 230w, https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/verona-itinerari-165x214.gif 165w, https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/verona-itinerari.gif 368w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La\u00a0 Dimora Del Viaggiatore \u00e8 situata a Verona a pochi minuti dal centro, La citt\u00e0,\u00a0 offre ai propri visitatori una ricca scelta di mete culturali, tutte ad alto indice di emozione, nelle pagine sottostanti troverete alcune delle mete pi\u00f9 ambite per chi si appresta a visitare il capoluogo Scaligero<\/span><\/h3>\n<h3>Arena di Verona<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Il monumento &#8211; simbolo della citt\u00e0 &#8211; deve il suo nome al toponimo latino che indica la sabbia, che ne ricopriva la platea. \u00c8 il terzo anfiteatro romano per dimensioni (dopo il Colosseo e l\u2019anfiteatro di Capua), giunto in buono stato conservativo fino ai giorni nostri. I Romani lo costruirono nella prima met\u00e0 del I sec. d.C., per ospitare gli spettacoli di cui erano particolarmente appassionati: i combattimenti fra gladiatori e le cacce agli animali feroci ed esotici. Eretto all\u2019esterno delle mura cittadine (per poterlo rendere pi\u00f9 facilmente raggiungibile dalle zone limitrofe e per tenere fuori dall\u2019abitato una possibile fonte di affollamento e violenze), l\u2019edificio \u00e8 stato costruito mantenendo l\u2019orientamento dei suoi assi e dei sistemi di drenaggio delle acque rispetto al reticolo viario urbano dell\u2019epoca romana. L\u2019Arena venne utilizzata per secoli come fonte di materiale edilizio di reimpiego, nella costruzione di successivi edifici cittadini: questa \u00e8 la causa principale della sua attuale incompletezza. A farne pesantemente le spese \u00e8 stato l\u2019anello di cinta esterno, gi\u00e0 intaccato nel VI sec, poi distrutto dal terremoto del XII sec. Tale anello era costituito da un triplo ordine di arcate sovrapposte, in stile architettonico tuscanico ed era fatto interamente di pietra calcarea della Valpolicella, bianca e rosata. Lavorato a bugnato, l\u2019altezza complessiva era di circa 31 metri. Oggi, del rivestimento esterno rimane solo una piccola porzione, la cosiddetta &#8220;Ala&#8221;, di quattro campate. Si conserva pressoch\u00e9 integro, invece, l\u2019anello interno a due ordini di 72 arcate in pietra, che formano un\u2019ellisse di circa 140X110 metri. All\u2019interno, dalla platea si alzano le gradinate con 44 serie di posti, raggiungibili dai 64 &#8220;<em>vomitatoria<\/em>&#8221; disposti su quattro piani (cui s\u2019accedeva tramite un sistema complesso di scale). La cavea e la platea sono state restaurate in epoca moderna. Sotto il monumento sono state ritrovate tracce di un complesso sistema di impianti idraulici per mezzo dei quali si introduceva l\u2019acqua per i giochi acquatici e si provvedeva alla pulizia dell\u2019anfiteatro. Della ricca decorazione scultorea di cui sicuramente era dotato l\u2019edificio, rimane poco. I reperti pi\u00f9 importanti sono conservati al <span style=\"text-decoration: underline;\">Museo Civico Archeologico<\/span>. L\u2019Arena fu sempre utilizzata per manifestazioni spettacolari. Dopo i giochi del periodo romano, nel Medioevo e fino a met\u00e0 del XVIII sec. vi si tenevano giostre e tornei. Dal 1913, l\u2019Arena \u00e8 diventata sede del pi\u00f9 importante teatro lirico all\u2019aperto del mondo, con la possibilit\u00e0 di offrire fino a 22.000 posti (in epoca romana si suppone si arrivasse a circa 30.000 posti). L\u2019enorme spazio del palcoscenico consente, durante il periodo estivo, l\u2019allestimento di una stagione lirica caratterizzata anche da rappresentazioni grandiose, con particolare rilievo per le opere verdiane. Fiore all\u2019occhiello della lirica all\u2019Arena sono i colossali allestimenti per l\u2019<em>Aida<\/em>.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">ANFITEATRO ARENA<br \/>\nPiazza Bra<br \/>\nTel. 045.8003204<br \/>\nOrario di visita<br \/>\nda marted\u00ec a domenica ore 9-19 (chiusura cassa ore 18.30). Chiuso il luned\u00ec<br \/>\nDurante la stagione lirica, nei giorni di rappresentazione, orario 9-15.30<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Informazioni Stagione Lirica<br \/>\nUfficio Stampa Fondazione Arena di Verona: tel. 045.8051861<br \/>\nBiglietteria: tel. 045.8005151; fax 045.8013287<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">www.arena.it<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">ARENA PIAZZA BRA&#8217;<\/span><\/h2>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">PIAZZA BRA<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Il nome della piazza \u00e8 dato dalla contrazione di Braida, toponimo derivato probabilmente dal tedesco &#8220;<em>breit<\/em>&#8221; (=largo). Corrispondente all\u2019invaso intorno all\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">Arena<\/span>, dalla met\u00e0 del XII sec. (momento in cui la zona fu compresa nella cinta muraria cittadina) vi si tenne un grande mercato di legname, fieno e bestiame, che nel 1633 venne trasformato in grande Fiera delle Merci, con pi\u00f9 di 250 espositori dei prodotti pi\u00f9 diversi. Interrotta e ripresa in varie occasioni nel XVIII e XIX sec, nel 1897 la &#8220;Fiera dei cavalli&#8221; venne inaugurata nella nuova sede (primo nucleo dell\u2019Ente Autonomo Fiere di Verona). La piazza incominci\u00f2 a definirsi intorno alla prima met\u00e0 del \u2018500, quando Michele Sanmicheli costru\u00ec il Palazzo degli Honorii (Palazzo Guastaverza) e cominci\u00f2 a delineare il profilo della zona. Solo dopo la lastricazione del &#8220;<em>Liston<\/em>&#8221; (largo marciapiede in marmo rosa della Valpolicella, materiale che caratterizza, col suo colore, molte costruzioni di Verona), nel 1770 &#8211; 1782, Piazza Bra divenne il luogo di passeggio preferito dai cittadini. Ancor oggi, dopo la sistemazione a giardino della parte centrale della piazza (1878), il lato pi\u00f9 animato \u00e8 proprio quello del &#8220;<em>Liston<\/em>&#8220;, dove si affacciano palazzi che risalgono al XVI-XVIII sec., sotto cui si aprono le vetrine di numerosi bar e ristoranti.<br \/>\nSempre nella piazza si trovano i <strong><em>portoni della Bra<\/em><\/strong>, due arcate merlate, fatte costruire alla fine del XIV sec. da Gian Galeazzo Visconti a ridosso della Cittadella, di cui rimane la Torre Pentagona. Accanto si trova il <span style=\"text-decoration: underline;\">Museo Lapidario Maffeiano<\/span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><a name=\"filarmonico\"><\/a>TEATRO FILARMONICO<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Il <strong><em>Teatro Filarmonico<\/em><\/strong>, costruito nella prima met\u00e0 del \u2018700 per volere dell\u2019Accademia Filarmonica (associazione di appassionati di musica, istituita nel 1543); progettato da Francesco Galli Bibiena, venne quasi completamente distrutto da un incendio nel 1749, ma fu subito ristrutturato secondo i disegni originali. Dopo la nuova distruzione dovuta a un bombardamento nel 1945, \u00e8 stato nuovamente ricostruito nel dopoguerra. Gestito da due secoli dall\u2019Accademia, vi sono state rappresentate oltre 500 edizioni di opere liriche, cui bisogna aggiungere gli spettacoli di danza e di prosa, i concerti, le conferenze e le manifestazioni di vario genere che hanno portato nelle sale del Teatro le personalit\u00e0 pi\u00f9 illustri dell\u2019arte, della cultura e della politica, oltre ovviamente ai cantanti e agli attori pi\u00f9 famosi;<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><a name=\"granguardia\"><\/a>IL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Pensato per permettere di passare in rivista le truppe al coperto, anche nei giorni di maltempo; iniziato nel 1610 da Domenico Curtoni (parente e discepolo di Michele Sanmicheli), i lavori rimasero sospesi per mancanza di fondi e vennero completati intorno alla met\u00e0 del XIX sec. da Giuseppe Barbieri. Il piano inferiore \u00e8 a bugnato (molte pietre provengono dall\u2019Arena) e presenta un portico a tredici arcate; sul piano nobile si aprono alcuni finestroni, separati da colonne binate, con frontespizi triangolari e curvilinei alternati;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">PALAZZO BARBIERI<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Palazzo Barbieri<\/span><\/em><\/strong> <span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">(della Gran Guardia Nuova o del Municipio), costruito nella prima met\u00e0 dell\u2019800 dall\u2019ing. Giuseppe Barbieri, come sede della Guardia Civica austriaca, \u00e8 un grande edificio neoclassico, ispirato alle forme degli antichi templi romani (presenta un colonnato e un pronao corinzi e un grande frontone triangolare). All\u2019interno sono conservate due grandi tele di Paolo Farinati e Felice Brusasorci che illustrano episodi della storia di Verona. Dal 1869 \u00e8 sede municipale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">CASTELVECCHIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Maniero scaligero voluto da Cangrande II, fu costruito nel 1354-57 su preesistenti fortificazioni. Aveva funzione di residenza signorile, ma anche di presidio difensivo sia verso attacchi dalla citt\u00e0 sia verso il ponte che consentiva il collegamento con la strada per il Tirolo. Presenta due nuclei, divisi da un tratto delle mura duecentesche e sette torri perimetrali; il nucleo di destra racchiude il cortile maggiore, con la piazza d\u2019armi; il nucleo di sinistra era la vera e propria reggia scaligera, con cortile pi\u00f9 stretto e doppia cinta muraria. Al centro, l\u2019alta Torre del Mastio (1375), da cui si accede al <\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #0000ff;\">Ponte Scaligero<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">sull\u2019Adige. Dopo la caduta degli Scaligeri fu utilizzato come deposito d\u2019armi dai veneziani e nel \u2018700 ospit\u00f2 l\u2019Accademia Militare della Serenissima; in seguito, sotto il dominio francese e quello austriaco, venne utilizzato come caserma. Nel 1923 fu avviato un radicale restauro che smantell\u00f2 i caratteri militari del monumento, con l\u2019inserimento di elementi architettonici tardogotici e rinascimentali di reimpiego e il ripristino delle merlature e delle coperture delle torri (eliminate in epoca napoleonica). Nel 1928 divent\u00f2 sede del <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #0000ff;\">Museo di Castelvecchio<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">. Nel 1943 ospit\u00f2 l\u2019assemblea che diede vita alla Repubblica di Sal\u00f2 e vi fu celebrato il processo che condann\u00f2 a morte i gerarchi fascisti che avevano deposto Mussolini (fra cui il genero di questi, Galeazzo Ciano). Danneggiato dai bombardamenti, rimase vuoto per una decina d\u2019anni. Nel 1957 l\u2019arch. Carlo Scarpa e il direttore del Museo, Licisco Magagnato, avviarono una radicale opera di ristrutturazione e riallestimento museale; i lavori, terminati nel 1964, riportarono alla luce l\u2019antica Porta del Morbio che si apriva nella cinta muraria del XII sec.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"color: #5b1e1e;\">MUSEO DI CASTELVECCHIO<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Ospitato in <\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">Castelvecchio<\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">, \u00e8 articolato in 29 sale che espongono opere d\u2019arte dall\u2019epoca paleocristiana al \u2018700. Il percorso inizia al pianoterra dell\u2019ala napoleonica, con la galleria delle sculture. Nella prima sala sono esposte sculture, rilievi ed epigrafi veronesi del periodo altomedievale e romanico (tra cui spicca l\u2019<em>arca dei SS. Giovanni e Bacco<\/em>, sarcofago romanico del 1179, decorato con ricchi bassorilievi), cui si aggiungono reperti d\u2019oreficeria longobarda. Seguono le sale dedicate alla scultura veronese della prima met\u00e0 del XIV sec., tra cui le grandi statue (originariamente policrome, in tufo locale) attribuite all\u2019ambito del Maestro di S. Anastasia, il maggiore scultore veronese del \u2018300 (notevoli la statua di <em>S. Cecilia<\/em>, lo <em>Svenimento della Vergine<\/em> e la drammatica <em>Crocifissione<\/em>). Nell\u2019ultima sala della galleria delle sculture sono esposte opere del XV sec. Nelle prime sale della reggia scaligera sono conservati affreschi e pitture trecentesche di scuola veronese, nonch\u00e9 esempi di scultura, di oreficeria e gioielleria veneziane della met\u00e0 del \u2018300 e il corredo funebre di Cangrande I; l\u2019opera fondamentale di questa sezione \u00e8 il <em>polittico della SS.<\/em> <em>Trinit\u00e0<\/em> (1360) di Turone. Seguono le sale che espongono opere del periodo tardogotico; i dipinti pi\u00f9 importanti sono la <em>Madonna del Roseto<\/em> (1425 circa) attribuita a Stefano da Zevio e la coeva <em>Madonna della Quaglia<\/em>, opera giovanile di Pisanello. Notevoli sono anche la tavola <em>S. Girolamo penitente<\/em> di Jacopo Bellini, il <em>polittico dell\u2019Aquila<\/em> di Giovanni Badile, la <em>Morte della Vergine<\/em> di Michele Giambono e il grandioso <em>Crocefisso<\/em> di Jacopo Bellini.<br \/>\nUna delle sale di questa sezione \u00e8 stata dedicata a un gruppo di quadri fiamminghi del XVI e XVII sec., fra cui un ritratto di epoca giovanile di Rubens.<br \/>\nAl piano superiore della galleria della reggia, le prime sale offrono una serie di opere di pittura veneta della fine del XV sec. e del primo XVI sec., in cui prevale il tema della Madonna con Bambino; i dipinti pi\u00f9 importanti sono quelli di Giovanni Bellini, Francesco Bonsignori e Nicol\u00f2 Giolfino. Seguono le opere di pittori veronesi, fra cui Domenico e Francesco Morone, Liberale da Verona e Giovanni Maria Falconetto.<br \/>\nNella sala della Torre del Mastio sono conservate la <em>Sacra Famiglia con una santa<\/em> di Andrea Mantenga, il dipinto <em>Madonna con Bambino<\/em> di Domenico Morone, la <em>Madonna della Passione<\/em> di Carlo Crivelli e la <em>Madonna del Ventaglio<\/em> di Francesco Benaglio. Sotto la torre \u00e8 conservata una raccolta di armi antiche di varia provenienza (sec. XIV-XVIII) e il <em>Ritratto di Pase Guarienti<\/em>, variamente attribuito a Domenico Brusasorci, Paolo Veronese e Battista del Moro.<br \/>\nNei pressi della Torre del Mastio si pu\u00f2 ammirare la statua equestre di Cangrande I della Scala, capolavoro della scultura trecentesca proveniente dall\u2019area delle <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #0000ff;\">Arche Scaligere<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">, presso la chiesa di <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #0000ff;\">S. Maria Antica<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">.<br \/>\nLe sale del piano superiore dell\u2019ala napoleonica sono dedicate alla pittura dal XVI al XVIII sec., prevalentemente veronese. Vi sono esposti i monumentali dipinti di Paolo Morando detto il Cavazzola, tele di Giovan Francesco Caroto (curioso il suo <em>Fanciullo con disegno di un pupazzo<\/em>), di Girolamo dai Libri (fra cui il popolare <em>Presepe dei conigli<\/em>) e del Moretto (<em>Ritratto di fra\u2019 Gerolamo Savonarola<\/em>). La sala pi\u00f9 importante della sezione \u00e8 quella che espone le opere di Paolo Caliari, detto il Veronese (<em>Deposizione<\/em> e <em>Storie di Ester<\/em>), insieme a dipinti del Tintoretto e di Giovan Battista Zelotti. Le sale successive mostrano il passaggio della pittura veronese dal manierismo al barocco: vi si possono osservare dipinti di Paolo Farinati,di Domenico e Felice Brusasorci, di Pasquale Ottino. Al \u2018600 veronese e veneto appartengono le opere di Marcantonio Bassetti, di Alessandro Turchi (l\u2019Orbetto), di Pasquale Ottino, di Bernardo Strozzi, di Francesco Maffei, di Claudio Ridolfi, di Pietro Ricchi e di Dionisio Guerri. Nell\u2019ultima sala, dedicata al \u2018700, sono esposti i dipinti di Luca Giordano, di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, di Antonio Balestra, di Sebastiano Ricci, di Francesco Guardi e di Pietro Longhi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">MUSEO DI CASTELVECCHIO<br \/>\nCorso Castelvecchio 2<br \/>\nTel. 045.594734<br \/>\nFax 045. 8019729<br \/>\nE-mail: <span style=\"text-decoration: underline;\">castelvecchio@comune.verona.it<\/span> &#8211; <span style=\"text-decoration: underline;\">www.comune.verona.it\/Castelvecchio\/cvsito\/index.htm<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Orario d\u2019apertura<br \/>\nda marted\u00ec a domenica ore 8.30 -19.30<br \/>\nIl luned\u00ec dalle 13.45 alle 19.30<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>ARCO DEI GAVI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Sul lato destro di <\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">Castelvecchio<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">, in una piccola area verde affacciata sull\u2019Adige, si erge questa costruzione del I sec. d.C., dell\u2019architetto romano Lucio Vitruvio Cerdone; la firma dell\u2019autore sul monumento, fenomeno molto raro in et\u00e0 classica, \u00e8 uno degli aspetti che hanno reso famoso l\u2019arco che fu costruito per celebrare una delle famiglie pi\u00f9 importanti della Verona romana, la <em>gens Gavia<\/em>. In origine era posto sulla via Postumia, poco distante dall\u2019attuale Torre dell\u2019Orologio (la collocazione originaria \u00e8 riconoscibile per la segnalazione, sul selciato, della posizione delle basi dei pilastri). Nel Medioevo l\u2019arco, compreso tra le mura scaligere e la Torre, fu usato come porta urbica. Nel \u2018500 vi furono addossate delle costruzioni e vi si insediarono alcune botteghe. Nel 1805, durante l\u2019occupazione napoleonica, i francesi ne decisero la demolizione, perch\u00e9 ritenevano l\u2019arco d\u2019intralcio al traffico (soprattutto militare). Le pietre del monumento vennero prima spostate in Piazza Cittadella, poi vennero trasferite presso l\u2019<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">Arena<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">. Fu ricomposto nel 1932 con i blocchi originali.<br \/>\nIn calcare bianco locale, presenta una struttura a quattro fronti, i cui due principali erano rivolti verso la via Postumia. L\u2019arco \u00e8 ad unico fornice incorniciato da colonne corinzie (le cui basi sono decorate con bassorilievi vegetali) e da un timpano triangolare; il soffitto interno \u00e8 a cassettoni e presenta una testa di Medusa. Nelle nicchie sui frontoni principali si trovavano statue raffiguranti alcuni membri della famiglia dei Gavi, con relative iscrizioni (ora andate perdute). Sotto l\u2019arco \u00e8 stato posto un tratto di strada romana, in basalto nero, che reca i segni del passaggio di carri<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>S. LORENZO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Chiesa romanica dell\u2019inizio del XII sec., fu costruita sul luogo di una precedente basilica paleocristiana (frammenti di decorazioni nel cortile d\u2019accesso). Sub\u00ec pesanti interventi di restauro nel 1877 e nel secondo dopoguerra.<br \/>\nL\u2019edificio presenta il tipico paramento delle costruzioni romaniche veronesi, a fasce alternate di tufo giallo-ocra e mattoni rossi, con alcuni filari di ciottoli disposti a spina di pesce. La facciata \u00e8 compresa fra due insolite torri scalari cilindriche, attraverso le quali si aveva accesso ai matronei. Il protiro pensile e il campanile (ricostruito in epoca recente) risalgono alla seconda met\u00e0 del XV sec.<br \/>\nL\u2019interno \u00e8 a tre navate; sopra quelle laterali si trovano i matronei, con logge che si affacciano sulla navata centrale.<br \/>\nSull\u2019altare maggiore \u00e8 posto il dipinto <em>Madonna con Bambino che appare ai santi<\/em> di Domenico Brusasorci (1566). Notevoli i frammenti di affreschi del XIII e XIV sec. raffiguranti angeli e santi e, nella cappella della navata sinistra, il <em>David<\/em> di Nicol\u00f2 Giolfino.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">L\u2019ingresso per visite turistiche \u00e8 a pagamento. \u00c8 possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di S. Zeno Maggiore, S. Anastasia, S. Lorenzo, S. Fermo Maggiore e il Duomo (Cattedrale di S. Maria Matricolare).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Orari di visita<br \/>\nferiali ore 10-18; festivi ore 13-18<br \/>\n(le visite sono sospese durante le funzioni religiose).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Per informazioni e prenotazione visite guidate<br \/>\nASSOCIAZIONE &#8220;CHIESE VIVE&#8221;<br \/>\nCorte S. Elena &#8211; Piazza Duomo 35<br \/>\nTel.\/Fax 045.592813<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">www.veronatuttintorno.it\/chiesevive\/<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CHIESA DEI SS. APOSTOLI E SACELLO DELLE SS. TEUTERIA E TOSCA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">La chiesa dei SS. Apostoli \u00e8 di fondazione paleocristiana, ma fu ricostruita nella prima met\u00e0 del XII sec., pi\u00f9 volte rimaneggiata fino al XVIII sec. e infine ricostruita dopo l\u2019ultima guerra.<br \/>\nDella costruzione romanica rimangono i muri esterni, le absidi e il campanile.<br \/>\nL\u2019interno, totalmente rimaneggiato, \u00e8 stato ridotto da tre ad una navata nel \u2018500. Vi sono conservate la pala <em>S. Agostino in meditazione<\/em> di Alessandro Turchi (l\u2019Orbetto) e il dipinto <em>Adorazione dei Magi<\/em> di Felice Brusasorci.<br \/>\nDalla sagrestia (affreschi del XII e XIII sec.) si accede alla chiesetta seminterrata di SS. Teuteria e Tosca.<br \/>\nLa leggenda narra che Tosca, sorella di S. Procolo, si era ritirata in preghiera e meditazione in un luogo solitario di Verona. Qui fu raggiunta da Teuteria, figlia del re d\u2019Inghilterra, che sfuggiva alle insidie di Osvaldo, pretendente indesiderato; per difendersi dai sicari dell\u2019uomo, le due donne si rifugiarono in una grotta, la cui imboccatura venne chiusa, per miracolo, da spesse ragnatele, mettendo le due vergini al sicuro. Le due vissero insieme per il resto della vita e morirono nel 263 (Osvaldo, nel frattempo, grazie alle preghiere di Teuteria si era convertito e fu poi fatto santo). Il culto di Teuteria risale all\u2019alto Medioevo, mentre quello di Tosca appare nel XII sec., ma nessuna delle due ebbe una particolare officiatura.<br \/>\nLa chiesa venne consacrata nel 751, ma un edificio preesistente \u00e8 attestato fin dal V sec. Nel 1160 fu riconsacrata quando vennero trovati i presunti corpi delle due sante, poi posti in un\u2019arca di marmo. La chiesa ha subito pesanti modifiche nel XIV, XVI e XVIII sec. L\u2019edificio a croce greca con la parte centrale sopraelevata, assunse una pianta pressoch\u00e9 quadrata quando nel XIV sec., divenuta cappella sepolcrale della famiglia Bevilacqua, i muri vennero prolungati per dare giusta collocazione alle tombe; pi\u00f9 tardi vennero anche rinnovate le pavimentazioni, l\u2019altare maggiore e le finestre sui muri (ora in parte originali a strombatura, in parte quelle ogivali del \u2018700).<br \/>\nI restauri del 1913 ripristinarono parte delle strutture originarie. In questa stessa occasione, la riesumazione dei corpi delle sante port\u00f2 alla luce i resti di due individui di sesso diverso; ci\u00f2, insieme al rinvenimento di mosaici pavimentali romani del IV sec. (disegni geometrici a tessere di marmo rosso, giallo, bianco e nero), di monete del III e IV sec e di altri resti di corpi umani, ha portato a formulare l\u2019ipotesi che l\u2019edificio precedente la costruzione della chiesa fosse, in origine, una tomba romana (in tutta la zona sorgevano, fra l\u2019altro numerose costruzioni sepolcrali).<br \/>\nAll\u2019interno della chiesa , sopra l\u2019altare settecentesco, si trova l\u2019<em>arca di SS. Teuteria e Tosca<\/em>. La cassa in marmo rosso \u00e8 del XII sec., mentre le sculture in marmo grigio inserite nella parte frontale sono state aggiunte nel XV sec. A destra dell\u2019altare si trova la tomba di Francesco Bevilacqua, consigliere di Cangrande II, il primo della famiglia ad esser sepolto qui nel 1368. Non si conosce l\u2019autore di quest\u2019arca di marmo trecentesca, anche se sono evidenti influenze lombarde. Di fronte \u00e8 posta l\u2019arca in marmo bianco dedicata a tre fratelli Bevilacqua, del XVI sec. L\u2019urna, a forma di cassapanca cinquecentesca, riporta le figure scolpite delle tre virt\u00f9 teologali. In un angolo della chiesa si trova la grande vasca battesimale, in un unico blocco marmoreo, del XIII sec.; di dimensioni notevoli, atte all\u2019antico uso del battesimo per immersione, la tradizione vuole che in questa fonte sia stata battezzata Beata Maddalena di Canossa.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>PORTA BORSARI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">Il nome ha origine bassomedievale e deriva dai <em>bursarii<\/em> che qui, all\u2019epoca, riscuotevano i dazi vescovili. In epoca romana era chiamata <em>Porta Iovia<\/em>, nome che le veniva dalla presenza di un tempio dedicato a Giove, posto appena fuori della porta (i cui resti sono visibili nei giardini del Cimitero Monumentale). Aperta probabilmente nel I sec. a.C. sulla via Postumia (che nel tratto urbano costituiva il decumano massimo) e rinnovata nel I sec. d.C., era l\u2019ingresso principale della citt\u00e0 e la sua funzione di rappresentanza era sottolineata da ricche decorazioni ornamentali.<br \/>\nPorta Borsari era un edificio con corte centrale e doppi passaggi nelle facciate. Di tale costruzione resta solo la facciata esterna in calcare bianco locale, con due fornici inquadrati da edicole e sormontati da due ordini di finestre, sei delle quali incorniciate da fini decorazioni. Sull\u2019architrave sopra i fornici l\u2019imperatore Gallieno fece incidere un\u2019iscrizione che ricordasse la ricostruzione nel 265 d.C. della cinta muraria urbana (in realt\u00e0 il suo fu un intervento di ripristino e ampliamento, non di ricostruzione).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>PIAZZA DELLE ERBE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">La piazza ricalca l\u2019impianto dell\u2019antico Foro Romano e per secoli \u00e8 stata il centro della vita politica ed economica della citt\u00e0. La zona centrale (il cosiddetto &#8220;<em>toloneo<\/em>&#8220;) \u00e8 ancor oggi animata da un colorato mercato. Tra le bancarelle con ombrelloni bianchi si ergono colonne e monumenti. Provenendo da Corso Mazzini, si trovano: la <em>colonna del mercato<\/em> (1401), sormontata da un\u2019edicola gotica (nelle cui nicchie sono scolpite figure a soggetto religioso aggiunte nel 1930) e voluta da Gian Galeazzo Visconti per esporre le insegne della sua signoria, reca su gradini e pilastri misure commerciali veronesi; la cinquecentesca <em>berlina<\/em> o <em>capitello<\/em>, baldacchino in marmo a pianta quadrata, sotto cui sedevano i podest\u00e0 alla cerimonia d\u2019insediamento; la <em>fontana di Madonna<\/em> <em>Verona <\/em>(fatta erigere nel 1368 da Cansignorio) che presenta vasca e stelo ornati da teste in rilievo e figure simboliche (opera forse di Bonino da Campione) ed \u00e8 sormontata dalla figura di Madonna Verona, statua romana del I sec. d.C. (le cui parti mancanti di testa e braccia furono fatte completare da Cansignorio al momento della realizzazione della fontana); la <em>colonna di San Marco<\/em> del 1523, in marmo bianco, sulla cui sommit\u00e0 fu issato il leone simbolo della Repubblica di Venezia (distrutto dai francesi, l\u2019attuale \u00e8 del 1886).<br \/>\nLa piazza \u00e8 incorniciata da palazzi ed edifici che hanno segnato la storia di Verona. Sempre provenendo da Corso Mazzini, all\u2019angolo sud-est della piazza si pu\u00f2 osservare una serie di edifici che conservano ancora le linee strutturali delle case-torri d\u2019et\u00e0 comunale, residuo dell\u2019antico ghetto. Segue poi la <strong><em>DOMUS MERCATORUM<\/em><\/strong> (Casa dei Mercanti) fatta costruire nel 1301 da Alberto I della Scala; il palazzo presenta un portico retto da colonne e pilastri, ampie bifore e merlatura; nell\u2019800 una ristrutturazione ne alter\u00f2 le originarie forme romaniche e l\u2019edificio divenne sede della Camera di Commercio.<br \/>\nSeguono una serie di case rinascimentali su cui s\u2019innalza la <strong><em>TORRE DEL GARDELLO<\/em><\/strong>, merlata e in mattoni, fatta erigere da Cansignorio nel 1370 per collocarvi il pi\u00f9 antico orologio a campana di Verona.<br \/>\nDi fianco alla Torre si trova <strong><em>PALAZZO MAFFEI<\/em><\/strong>: imponente edificio del 1668 in forme tardo-barocche, \u00e8 dotato di terrazza (in origine con giardino pensile) con balaustra ornata da 6 statue di divinit\u00e0 pagane (Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva).<br \/>\nAlla destra della piazza si trovano le cinquecentesche <strong><em>CASE DEI MAZZANTI<\/em><\/strong> (un tempo <em>Domus<\/em> <em>Blandorum<\/em> scaligera che, nel XIV, al pianoterra, ospitava botteghe e abitazioni private, mentre il piano superiore era adibito a granaio), unite da portico; le facciate sulla piazza e su Corso S. Anastasia sono state riccamente affrescate da Alberto Cavalli nella prima met\u00e0 del \u2018500.<br \/>\nL\u2019ultimo tratto della piazza presenta il retro della <em>Domus Nova<\/em> e il prospetto laterale neoclassico del <em>Palazzo del Comune<\/em> (o della Ragione), in mezzo ai quali \u00e8 appoggiato l\u2019<em>arco della Costa<\/em> (cos\u00ec chiamato per la presenza, dalla met\u00e0 del \u2018700, di una costola di balena che pende dalla volta) da cui ci si immette in <span style=\"text-decoration: underline;\">Piazza dei Signori<\/span>. Sulle due piazze svetta la <em>Torre dei Lamberti<\/em> (ingresso dal cortile del Palazzo del Comune).<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><strong>PIAZZA DEI SIGNORI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Originata dallo sviluppo dei palazzi in cui si decideva la vita politica e amministrativa, soprattutto del periodo scaligero, la piazza \u00e8 circondata da edifici monumentali collegati fra loro da portici e arcate, quasi a creare una specie di corte interna. Al centro della piazza di trova <em>il monumento a Dante<\/em> (1865), statua di 3 metri in marmo bianco di Carrara, eretta in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita del poeta, che presso la corte di Cangrande trov\u00f2 il suo primo rifugio dopo l\u2019esilio da Firenze.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Entrando dall\u2019<em>arco della Costa<\/em>, partendo dal lato destro della piazza, si possono osservare:<br \/>\n&#8211; il <strong><em>PALAZZO DEL COMUNE<\/em><\/strong> o <strong><em>DELLA RAGIONE<\/em><\/strong>, costruito alla fine del XII sec. Fu sede del Comune, della Pretura e della Corte d\u2019Assise (1875). Durante il dominio veneziano fu sede del Tribunale, delle carceri e del Collegio dei Notai, di uffici e depositi commerciali, del granaio pubblico e altro ancora. L\u2019ala del palazzo su <span style=\"text-decoration: underline;\">Piazza delle Erbe<\/span> pass\u00f2 a proprietari privati che ne adibirono i vani ad abitazioni e attivit\u00e0 commerciali. Varie sono state le manomissioni subite dall\u2019edificio durante i secoli, fino al restauro e alla riqualificazione operati nell\u2019800, con cui si tent\u00f2 di recuperare le strutture originarie (intenzione non sempre riuscita; l\u2019intervento operato da Giuseppe Barbieri sulla facciata su Piazza delle Erbe, cancell\u00f2 definitivamente le tracce della muraglia in cotto e tufo). Il palazzo ha pianta quadrata e in origine presentava 4 torri angolari (ne restano solo due, delle altre sono presenti tracce nelle strutture interne del palazzo). La struttura romanica \u00e8 ancora riconoscibile (facciata di cotto e tufo alternati, con trifore e coronamento ad archetti) nonostante la parziale copertura rinascimentale del 1524. All\u2019interno \u00e8 ben conservato il <em>cortile del Mercato Vecchio<\/em>, cinto da un portico su pilastri, sormontato da trifore romaniche, con paramento a bande rosse e bianche alternate. Sulla destra del cortile \u00e8 appoggiata la <em>scala della<\/em> <em>Ragione<\/em>, gioiello tardogotico del XV sec.; <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">&#8211; una delle torri superstiti del Palazzo del Comune \u00e8 la <strong><em>TORRE DEI LAMBERTI<\/em><\/strong>, unica torre privata di Verona, eretta dalla famiglia dei Lamberti (di cui non si conosce praticamente nulla) nel 1172, in tufo e cotto. Nel 1448-64 vennero operati lavori di restauro e di ulteriore innalzamento della costruzione, che raggiunse gli attuali 84 metri. Alla fine del \u2018700 le fu applicato un grande orologio. Nel 1295 vi furono collocate due campane: la <em>Marangona<\/em> suonava l\u2019ora della fine del lavoro per gli artigiani e dava l\u2019allarme in caso d\u2019incendi, mentre il <em>Rengo<\/em> radunava il consiglio comunale richiamava i cittadini alle armi in caso di pericolo per la citt\u00e0. La Torre \u00e8 accessibile dal cortile del Palazzo del Comune; dalla sommit\u00e0 (raggiungibile con le scale e con l\u2019ascensore) si gode uno spettacolare panorama del centro storico cittadino;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">&#8211; il <strong><em>PALAZZO DEL CAPITANIO<\/em><\/strong> o <strong><em>DEL TRIBUNALE<\/em><\/strong> (o ancora, di Cansignorio), residenza scaligera gi\u00e0 dal XIII sec. e ricostruito da Cansignorio nella seconda met\u00e0 del XIV sec.; la costruzione (nata, in realt\u00e0, su un complesso di edifici di epoche e con destinazioni d\u2019uso diverse, di cui reca ancora le tracce) fu ristrutturata alla fine dell\u2019800 per accogliere gli uffici giudiziari. Il palazzo presenta un massiccio torrione scaligero, un bel portale di Michele Sanmicheli, un cortile centrale del XV sec., chiuso e delimitato da una loggia a tre ordini con portico; da ricordare anche la <em>porta dei Bombardieri<\/em>, del XVII sec.;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">&#8211; il <strong><em>PALAZZO DEL GOVERNO<\/em><\/strong> o <strong><em>DELLA PREFETTURA<\/em><\/strong> (o anche, di Cangrande) fu costruito all\u2019inizio del XIV sec., ma venne pi\u00f9 volte rimaneggiato; l\u2019ultimo restauro del 1929-30 ha tentato di restituirgli (attraverso abbattimenti di parti di epoche diverse, il ripristino della merlatura e l\u2019inserimento di elementi architettonici consoni) le strutture medievali, di cui rimanevano significativi esempi nel cortile. Anche questo palazzo \u00e8 in realt\u00e0 un complesso di diversi fabbricati, sviluppato intorno a una corte interna rettangolare, con loggia a due ordini con portico, edificata nel XIV sec. da Cansignorio; le pareti delle stanze della loggia erano completamente coperte dai dipinti di Jacopo Avanzi e Altichiero (i due massimi pittori veronesi del \u2018300). Dei gruppi di affreschi dei due autori \u00e8 stato trovato solo il <em>Partimento di Medaglie<\/em> dell\u2019Altichiero, staccato nel 1967, restaurato e ora conservato presso il <span style=\"text-decoration: underline;\">Museo degli Affreschi<\/span>. Nel 1533 il podest\u00e0 veneziano (che qui aveva la sua sede) commission\u00f2 a Michele Sanmicheli il portale dell\u2019ingresso sulla Piazza, fatto a somiglianza dell\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">Arco dei Gavi<\/span>. Centro fondamentale della cultura trecentesca a Verona, grazie al mecenatismo della famiglia della Scala, vi furono ospiti Dante e Giotto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">&#8211; la <strong><em>LOGGIA DEL CONSIGLIO<\/em><\/strong> (o <em>Loggia di Fra\u2019 Giocondo<\/em>, per un\u2019erronea attribuzione al celebre architetto veronese) fu eretta nel 1476-93 per volere dei maggiorenti del Comune di Verona, come sede delle riunioni del Consiglio cittadino (in realt\u00e0 istituzione formale, perch\u00e9 il dominio veneziano impediva ogni forma reale d\u2019autonomia). Nell\u2019800 la Loggia fu provvisoriamente adibita a pinacoteca civica e, per adattarla meglio a tale funzione, sub\u00ec pesanti rifacimenti nel 1820-38 e nel 1870-74 che alterarono gli interni (pavimenti, soffitti e decorazioni pittoriche vennero rifatti), mentre l\u2019edificio veniva riempito di medaglioni e busti celebrativi di personaggi veronesi (la <em>protomoteca<\/em>, istituita nel 1810 e costituita da 110 immagini scolpite, ora conservate presso la Biblioteca Civica). La facciata \u00e8 opera di artisti umanisti veronesi, mentre la decorazione pittorica che ne ricopriva l\u2019intera superficie (quella attuale \u00e8 frutto dell\u2019intervento del 1870) \u00e8 di maestri comacini. Presenta un portico a otto arcate a tutto sesto, mentre sul piano nobile si aprono quattro ampie bifore (frontoni e paraste scolpite). Sulla sommit\u00e0 del palazzo si trovano le statue di illustri personaggi della Verona romana (Catullo, Plinio, Emilio Macro, Vitruvio, e Cornelio Nepote), di Alberto da Milano. All\u2019interno delle sale della Loggia sono conservati alcuni dipinti commissionati dal Consiglio nel XVI sec.; altre tele del \u2018500 e \u2018600 furono trasferite a Palazzo Barbieri o andarono distrutte. Della met\u00e0 del \u2018700 \u00e8 invece il dipinto <em>Pomponio Trionfatore<\/em> di Giambettino Cignaroli. La Loggia del Consiglio attualmente \u00e8 sede delle riunioni del Consiglio provinciale e di manifestazioni culturali.<br \/>\nSull\u2019arco che unisce la Loggia alla <em>Casa della Piet\u00e0<\/em> (ricostruita nel 1490 su residenze di origine scaligera) si trova la statua di <em>Girolamo Fracastoro<\/em> (grande medico, poeta e astronomo veronese) scolpita nel 1559 da Danese Cattaneo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">&#8211; la <strong><em>DOMUS NOVA<\/em><\/strong> o <strong><em>PALAZZO DEI GIUDICI<\/em><\/strong>, chiude infine la piazza. Citata nei documenti gi\u00e0 nella met\u00e0 del XII sec., fu sede prima del podest\u00e0 e dei Consigli minori, poi (dal XV sec.) abitazione dei giudici veneziani. Gran parte del palazzo croll\u00f2 nel 1511, ma venne ricostruito solo pi\u00f9 di un secolo dopo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">TORRE DEI LAMBERTI<br \/>\nPiazza dei Signori \u2013 Cortile del Mercato Vecchio<br \/>\nTel. 045.8032726<br \/>\nwww.comune.verona.it\/Cultura\/collezioni.htm<br \/>\nOrari d\u2019apertura<br \/>\nda marted\u00ec a domenica ore 9.30 &#8211; 19.30<br \/>\nIl luned\u00ec 13.45 &#8211; 19.30<br \/>\nDurante il periodo estivo \u00e8 possibile acquistare un biglietto cumulativo per la visita alla Torre e per l\u2019area interna del recinto delle Arche Scaligere.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">SCAVI ARCHEOLOGICI DEI PALAZZI SCALIGERI<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Verso la fine degli anni 70, il Comune di Verona inizi\u00f2 i lavori di restauro del complesso del Palazzo del Capitanio, in Piazza dei Signori. Gli scavi eseguiti in questa occasione hanno portato alla luce numerosi resti archeologici romani e medievali, ora lasciati in vista. L\u2019area interessata \u00e8 costituita dalla zona del cortile del palazzo, di Via Dante e di una parte del Palazzo del Comune ed \u00e8 una delle aree archeologiche urbane pi\u00f9 estese del Nord Italia. In et\u00e0 romana, la zona era occupata da case pi\u00f9 volte ristrutturate, fino al V sec. d.C. Nel secolo successivo le abitazioni vennero abbandonate, dopo un lungo periodo di decadenza urbana (come indicato dal progressivo impoverimento dei materiali edilizi utilizzato per le costruzioni successive al V sec.) e fino al X sec. l\u2019area fu adibita ad orto. Dall\u2019XI sec. nella zona venne impiantato il cimitero della chiesa di <span style=\"text-decoration: underline;\">S. Maria Antica<\/span>, abbandonato alla fine del XII sec., quando sull\u2019area ricominciano ad essere costruiti nuovi edifici. Nel XIII sec. Alberto I della Scala si appropria di tutta l\u2019area e vi comincia a edificare i palazzi della famiglia scaligera. Le tracce di queste differenti epoche sono state ritrovate durante le ricerche archeologiche.<br \/>\nL\u2019ingresso agli Scavi \u00e8 situato verso Piazza Viviani. Scesa la scala, il visitatore segue un percorso che non presenta un preciso ordine cronologico: le varie testimonianze sono state lasciate nel luogo di ritrovamento, indipendentemente dall\u2019epoca cui appartengono.<br \/>\nI primi reperti che s\u2019incontrano sono due tombe che facevano parte del cimitero di S. Maria Antica, intorno alla quale si sono trovate diverse tombe di vari nuclei familiari, pi\u00f9 volte riutilizzate. Le due tombe lasciate in vista sono quelle pi\u00f9 articolate; una presenta ancora la lastra calcarea di copertura.<br \/>\nIn seguito si incontra il primo degli reperti dell\u2019epoca romana: un mosaico pavimentale con motivi geometrici e animali, neri su sfondo bianco.<br \/>\nPercorsa una cantina appartenente al palazzo di Alberto I della Scala (fine XIII sec.), si accede alle fondamenta di una casa-torre quadrata, al centro delle quali si trovano i resti di un\u2019aula del IV sec., la cui funzione non \u00e8 nota. Nell\u2019abside dell\u2019aula si trova una tomba longobarda per due individui, scavata nel VII sec., con alcuni oggetti di corredo. Sul retro dell\u2019aula, si trovano uno spazio lastricato ad essa contemporaneo e resti di altri edifici romani. Si raggiunge, quindi, una casa romana, il cui ambiente pi\u00f9 grande, forse un triclinio (sala da pranzo), \u00e8 pavimentato a mosaico a motivi geometrici neri su sfondo bianco.<br \/>\nRiattraversando l\u2019aula, si arriva alla strada romana lastricata in calcare che corre sotto l\u2019attuale Via Dante. Essa \u00e8 corredata da una fognatura a volta in mattoni, della met\u00e0 del I sec. a.C. e ha mantenuto un ottimo stato conservativo.<br \/>\nSotto l\u2019ala orientale del Palazzo del Comune si possono osservare i resti di edifici pubblici romani inerenti il complesso del Foro Romano. Fra essi, un podio di calcare del I sec. d.C. (funzione sconosciuta) e le fondamenta di un edificio dell\u2019inizio del III sec.<br \/>\nSuperate le cantine del palazzo soprastante si ritorna alla strada romana: appoggiato alla carreggiata si trova il lungo muro di facciata di case costruite a cavallo fra il V e il VI sec d.C., con elementi architettonici di reimpiego di costruzioni precedenti (lastre della stessa strada, colonne e capitelli). La strada romana rimase in uso fino alla costruzione del Palazzo del Comune, alla fine del XII sec., anche se venne progressivamente interrata (su un muro sono presenti soglie a tre livelli diversi, a causa dell\u2019adeguamento all\u2019innalzamento della carreggiata).<br \/>\nNell\u2019ultima area di visita degli Scavi si trova un esempio di muratura a fasce alternate di tufo e ciottoli, tipica dell\u2019architettura veronese del XII sec.<br \/>\nNel 1996 il percorso archeologico \u00e8 stato adibito dal Comune di Verona a spazio espositivo per iniziative di carattere fotografico. \u00c8 cos\u00ec diventato sede del Centro Internazionale di Fotografia degli Scavi Scaligeri, nato per contribuire alla divulgazione, allo studio e allo sviluppo dell\u2019arte fotografica.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">SCAVI ARCHEOLOGICI DEI PALAZZI SCALIGERI<br \/>\nPiazza dei Signori<br \/>\nTel. 045.8007490<br \/>\nFax 045.8010729<br \/>\ne-mail: <span style=\"text-decoration: underline;\">scaviscaligeri@comune.verona.it<\/span><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">www.comune.verona.it\/scaviscaligeri\/index.htm<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Orari d\u2019apertura<br \/>\nda marted\u00ec a domenica ore 10-19<br \/>\nChiuso il luned\u00ec.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><strong>ARCHE SCALIGERE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Presso la chiesa di S. Maria Antica, in una piazzola quasi appendice di Piazza dei Signori, si possono ammirare le tombe monumentali degli Scaligeri, insigni monumenti dell\u2019arte gotica. In uno splendido recinto di ferro battuto, con ricche decorazioni su cui spicca il motivo della scala (simbolo dei signori) sono racchiusi diversi sarcofagi posti a terra o su mensole (il primo ad essere sepolto qui sembra sia stato Mastino I nel 1277), ma soprattutto le tre monumentali tombe marmoree a baldacchino di Cangrande I, di Mastino II e di Cansignorio. Alle tre arche maggiori, sormontate da cuspidi, recanti la statua equestre del defunto e circondate da numerosi elementi decorativi, hanno lavorato numerosi artisti, soprattutto lapidici veneti, lombardi e toscani.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">L\u2019<strong><em>arca di Cangrande I<\/em><\/strong>, pensile, posta sopra il portale della chiesa, \u00e8 la prima delle tombe monumentali ad essere costruita, opera del Maestro di S. Anastasia. Il sarcofago \u00e8 sostenuto da cani che recano gli stemmi scaligeri ed \u00e8 protetto da un tabernacolo gotico; sul coperchio vi si trova la statua distesa di Cangrande I, mentre sulle facce si possono osservare degli altorilievi di soggetto religioso e dei bassorilievi che narrano le gesta militare del signore; sulla sommit\u00e0 del baldacchino \u00e8 collocata la <em>statua equestre di Cangrande I<\/em>, copia dell\u2019originale pi\u00f9 volte restaurato e ora conservato al <span style=\"text-decoration: underline;\">Museo di Castelvecchio<\/span> insieme al corredo funerario, recuperato quando l\u2019arca \u00e8 stata aperta nel 1921.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">L\u2019<strong><em>arca di Mastino II<\/em><\/strong>, iniziata nel 1345, prima della morte del committente, era originariamente dipinta e dorata. \u00c8 cinta da una cancellata ai cui angoli si trovano quattro statue delle Virt\u00f9. Le facce dell\u2019urna presentano decorazioni scultoree con motivi religiosi e, sul coperchio, la statua di Mastino II distesa, vegliata da angeli. Il ricco baldacchino ad archi trilobati, presenta sul frontone preziosi altorilievi con scene di storia sacra. Sulla cuspide la statua equestre di Mastino II, completamente chiusa nell\u2019armatura e in rigida posizione di comando.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">L\u2019<strong><em>arca di Cansignorio <\/em><\/strong>(1375) \u00e8 la pi\u00f9 ricca di decorazioni, forse fin troppo elaborata. Concepita su disegno di Bonino da Campione, le sculture sono state realizzate da questo artista e da altre maestranze campionesi e locali. A base esagonale, \u00e8 cinta da una cancellata adorna di 6 statue di santi guerrieri; 6 colonne reggono il piano di marmo rosso su cui \u00e8 appoggiato il sarcofago decorato con bassorilievi con storie tratte dai Vangeli (alcune di queste decorazioni recano tracce di originarie colorazioni). Anche il baldacchino ad archi polilobati si alza su 6 colonnine tortili, riccamente decorate. Nei timpani sono scolpite statue raffiguranti le Virt\u00f9; tra i timpani, in piccoli tabernacoli laterali, sono collocate statue di angeli che reggono lo scudo degli Scaligeri. La cuspide esagonale termina con un plinto con sculture di Apostoli, sopra cui si innalza la grande statua equestre di Cansignorio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Tra le altre sepolture scaligere presenti nell\u2019area, sono da ricordare il <em>sarcofago di Alberto I<\/em> (1301), riccamente scolpito e l\u2019<em>arca pensile di Giovanni della Scala <\/em>(1359), opera di Andriolo de\u2019 Santi precedentemente posta presso la chiesa di <span style=\"text-decoration: underline;\">S. Fermo Maggiore<\/span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">ARCHE SCALIGERE<br \/>\nVia Arche Scaligere<br \/>\nVisitabili esternamente tutto l\u2019anno. Da giugno a settembre \u00e8 possibile visitare l\u2019area interna al recinto, acquistando, presso la Torre dei Lamberti, un biglietto cumulabile per l\u2019ingresso sia alle Arche che alla Torre.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><strong>S. MARIA ANTICA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Nota per aver custodito le tombe della famiglia della Scala, la chiesa longobarda risale alla met\u00e0 dell\u2019VIII sec., ma venne pesantemente danneggiata dal terremoto del 1117 e ricostruita in forme romaniche (1185). Durante i secoli sub\u00ec pesanti rimaneggiamenti e nella seconda met\u00e0 del XIX sec. venne realizzato un restauro che intendeva ripristinare le originarie strutture, vicine, per tipologia, a quelle della chiesa inferiore di <span style=\"text-decoration: underline;\">S. Fermo Maggiore<\/span>.<br \/>\nL\u2019interno della chiesa \u00e8 a 3 navate concluse da altrettante piccole absidi, senza transetto. Nell\u2019abside sinistra \u00e8 stato rinvenuto un ampio frammento di mosaico pavimentale con decorazione nera su sfondo bianco; i motivi rappresentati rendono il mosaico databile intorno al VIII sec. (farebbe dunque parte della pavimentazione originaria).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CASA DI GIULIETTA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">L\u2019edificio, risalente al XIII sec., fu a lungo propriet\u00e0 della famiglia Cappello, il cui stemma \u00e8 scolpito sull\u2019arco interno del cortile. L\u2019identificazione dei Cappello con i Capuleti ha dato origine alla convinzione che l\u00ec sorgesse la casa di Giulietta, eroina della tragedia di Shakespeare (in realt\u00e0 mai esistita). L\u2019aspetto attuale dell\u2019edificio deriva dal radicale restauro operato all\u2019inizio del XX sec., tesi a costruire l\u2019immagine di una dimora medievale ideale (di quella originale, soprattutto degli interni, non era rimasto quasi nulla).<br \/>\nL\u2019edificio presenta una bella facciata interna in mattoni a vista, un portale in stile gotico, finestre trilobate, una balaustra che mette in comunicazione dall\u2019esterno i vari corpi della casa e, ovviamente, il famoso balcone.<br \/>\nAll\u2019interno sono esposti arredi del XVI-XVII sec., affreschi relativi alle vicende di Romeo e Giulietta e ceramiche rinascimentali veronesi. Le sale dell\u2019ultimo piano sono coperte da un soffitto ligneo trilobato, con cassettoni dipinti d\u2019azzurro e stelle dorate.<br \/>\nNel cortile \u00e8 collocata la statua in bronzo di Giulietta, di Nereo Costantini.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">CASA DI GIULIETTA<br \/>\nVia Cappello 23<br \/>\nTel. 045.8034303<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Orari d\u2019apertura<br \/>\nDa marted\u00ec a domenica ore 9-19<br \/>\nIl luned\u00ec dalle 13.30 alle 19.30<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>PORTA DEI LEONI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Posta sul cardo massimo della citt\u00e0 romana, \u00e8 chiamata con questo nome dal XV sec., per la presenza nelle vicinanze di un sarcofago romano in pietra con due leoni (ora posto dietro al monumento di Umberto I).<br \/>\nLa porta era alta 13 metri (quanto le mura cittadine), aveva pianta quadrata e una corte interna, doppi fornici sulle facciate e gallerie nei piani superiori. Gli angoli del fronte esterno erano fiancheggiati da due torri poligonali di raccordo alle mura. Sulle torri e sulle gallerie si aprivano numerose finestre.<br \/>\nNel I sec. a.C. venne costruita in tufo e mattoni; pi\u00f9 tardi, nel I sec. d.C. alle facciate di mattoni vennero addossati prospetti in pietra bianca locale, che rispecchiavano le strutture architettoniche precedenti, ma presentavano decorazioni pi\u00f9 ricche.<br \/>\nCi\u00f2 che rimane della Porta dei Leoni \u00e8 murato in un palazzo del XIII sec. (pi\u00f9 volte rimaneggiato). Si tratta di met\u00e0 della facciata interna della porta d\u2019et\u00e0 repubblicana, con il successivo prospetto in pietra: un unico fornice inquadrato da un\u2019edicola, sormontato da finestre centinate e riquadrate e, pi\u00f9 in alto, da ci\u00f2 che rimane di un\u2019esedra (forse all\u2019epoca adorna di statue) affiancata da colonnine tortili.<br \/>\nSotto Via Leoni sono venuti alla luce altri resti del monumento: parte del muro laterale (con l\u2019attacco alle mura cittadine), frammenti della pavimentazione della corte interna e i basamenti delle grandi torri (uno lasciato a cielo aperto, l\u2019altro conservato nelle cantine di un edificio nei pressi).<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>S. FERMO MAGGIORE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">La basilica, una delle costruzioni religiose pi\u00f9 significative di Verona, \u00e8 composta da due edifici sovrapposti, ma connessi. La chiesa inferiore fu eretta dai Benedettini tra il 1065 e il 1143, sui resti di un antico sacello dedicato ai SS. Fermo e Rustico; la chiesa superiore, coeva a quella inferiore, fu riedificata in stile gotico nel XIV sec., ad opera dei Francescani che erano subentrati ai monaci precedenti nel 1260.<br \/>\nLa facciata gotica (ultimata nel 1350 circa) \u00e8 divisa in due da una galleria d\u2019archetti in parte cieca. La parte inferiore \u00e8 in tufo e appartiene all\u2019antica chiesa romanica; quella superiore presenta un rivestimento murario a fasce alternate di tufo e cotto, su cui si aprono quattro strette e alte monofore trilobate, sormontate da una trifora tra due loculi. Il portale romanico alla sommit\u00e0 della scalinata ha profonda strombatura a cordoni multipli; nella lunetta \u00e8 collocata una statua di S. Francesco, del XV sec. La porta bronzea di Luciano Minguzzi \u00e8 moderna (1984-88). Il bel portale laterale ad arco acuto e marmi policromi (1363) \u00e8 decorato da sculture del XIV e XV sec. ed \u00e8 preceduto da un ampio protiro del XV sec. Spettacolare \u00e8 il complesso absidale, affacciato su un giardinetto nei pressi dell\u2019Adige. Le due absidi laterali semicircolari, ornate da esili lesene, sono romaniche; l\u2019abside centrale poligonale si innalza su base romanica, ma presenta forme gotiche, con contrafforti coronati da guglie e frontoni. Il massiccio campanile a cuspide, del XIII sec., presenta una cella campanaria con trifore e capitelli romanici.<br \/>\nL\u2019interno della chiesa superiore \u00e8 ad un\u2019unica ampia navata a croce latina, con altari laterali e cinque absidi ed \u00e8 coperto da un prezioso soffitto ligneo carenato del 1314. Le pareti e le cappelle sono ornate da numerosissimi elementi decorativi. Notevole il ricco pulpito della fine del \u2018300, in marmi policromi con cuspide in legno dipinto. Numerose sono le opere pittoriche che vanno dal XIII sec. al XVII sec.; tra le altre: il frammento dell\u2019<em>affresco con angeli musicanti <\/em>di Stefano da Zevio, vari dipinti di Domenico Brusasorci, la pala <em>Maria e i santi<\/em> di Giovan Francesco Caroto, l\u2019affresco della <em>Crocifissione<\/em> attribuito a Turone, ma anche le opere di Francesco Torbido, di Battista del Moro, di Lorenzo Veneziano, di Liberale da Verona e di Alessandro Turchi (l\u2019Orbetto). Le opere scultoree che arricchiscono l\u2019interno appartengono ai secoli XIII-XVI. Sono presenti alcune sculture giovanili di Michele Sanmicheli e un altare che riprende la struttura dell\u2019arco trionfale, sempre dello stesso autore. Ma l\u2019opera pi\u00f9 spettacolare \u00e8 il <em>monumento Brenzoni<\/em> (1427-39) capolavoro di scultura e pittura tardogotica. Il sarcofago \u00e8 sospeso sulla parete tramite un supporto di finte rocce ed \u00e8 circondato da statue raffiguranti la <em>Resurrezione di Cristo<\/em> di Nanni di Bartolo. Sullo sfondo del monumento, il dipinto dell\u2019<em>Annunciazione <\/em>di Pisanello, sopra cui si trovano gli affreschi di <em>S. Michele<\/em> e <em>S. Raffaele<\/em>, sempre di Pisanello.<\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><br \/>\nDal transetto, si passa al chiostro romanico (con frammenti scultorei di varie epoche), da cui si accede alla chiesa inferiore, edificio romanico a croce latina con 3 navate, sostenute da numerosi pilastri (con capitelli medievali); alle pareti e sui pilastri, interessanti affreschi del XI-XIII sec. (altri, staccati, sono conservati al <span style=\"text-decoration: underline;\">Museo di Castelvecchio<\/span>).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">L\u2019ingresso per visite turistiche \u00e8 a pagamento. \u00c8 possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di S. Zeno Maggiore, S. Anastasia, S. Lorenzo, S. Fermo Maggiore e il Duomo (Cattedrale di S. Maria Matricolare).<br \/>\nOrari di visita: feriali ore 10-18; festivi ore 13-18 (le visite sono sospese durante le funzioni religiose).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Per informazioni e prenotazione visite guidate<br \/>\nASSOCIAZIONE &#8220;CHIESE VIVE&#8221;<br \/>\nCorte S. Elena &#8211; Piazza Duomo 35<br \/>\nTel.\/Fax 045.592813<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">www.veronatuttintorno.it\/chiesevive\/<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">AREA ARCHEOLOGICA DEL TEATRO ROMANO<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Il complesso teatrale \u00e8 costituito da edifici di epoche diverse, inseriti in un suggestivo ambiente naturale collinare. In origine si estendeva, con terrazzamenti successivi, dalla riva dell\u2019Adige alla sommit\u00e0 del colle ed era coronato da un tempio (non si \u00e8 riusciti ad identificare la divinit\u00e0 alla quale era dedicato) i cui resti sono venuti alla luce nel 1851, quando gli austriaci cominciarono gli scavi per la ricostruzione di Castel S. Pietro.<br \/>\nIl <em>TEATRO ROMANO<\/em> \u00e8 rimasto sepolto per molti secoli. Costruito all\u2019inizio del I sec. d.C. (ma il perfetto allineamento con il reticolo urbano fa risalire la progettazione del complesso al I sec. a.C.), dal X sec., sulle sue rovine furono costruiti edifici religiosi e abitazioni che col tempo celarono completamente le strutture del Teatro. Di questi edifici \u00e8 rimasta, sull\u2019ala orientale della cavea, la chiesa dei <em>SS. Siro e Liberta<\/em> che ha mantenuto parte della struttura originaria, pur subendo varie modifiche nel XIV-XVIII sec. (all\u2019interno sono conservati dipinti del XIV sec. e il sepolcro di Giambettino Cignaroli). Nel XVIII sec., uno scavo casuale port\u00f2 alla luce frammenti di marmo, facendo rinascere l\u2019interesse per il monumento. Nel XIX sec. Andrea Monga (ricco commerciante veronese) acquist\u00f2 l\u2019intera area e intorno alla met\u00e0 dell\u2019800 vennero realizzati i primi scavi. Nel 1904 il Comune di Verona entr\u00f2 in possesso dell\u2019area e prosegu\u00ec i lavori di ristrutturazione fino al completamento negli anni 70. Dal 1948 il Teatro \u00e8 sede dell\u2019Estate Teatrale Veronese, stagione estiva di rappresentazioni teatrali (con una netta predominanza di opere shakespeariane e goldoniane), cui dal 1968 si \u00e8 aggiunta anche la danza. Dal 1985 \u00e8 sede, sempre all\u2019interno dell\u2019Estate Teatrale Veronese, del festival Verona Jazz.<br \/>\nIl Teatro \u00e8 costituito dai resti dell\u2019edificio scenico, dell\u2019orchestra, della cavea, di due ordini di gallerie e di 3 terrazze di raccordo con la sommit\u00e0 del colle.<br \/>\nL\u2019edificio scenico (di cui oggi si conservano solo i muri portanti in tufo) in origine era alto quanto l\u2019intera cavea ed era ornato da statue (ora conservate presso la portineria del Teatro) e da ricche decorazioni architettoniche. Sul frontescena si aprivano 3 porte e 2 parasceni d\u2019accesso al palcoscenico (entrambi ancora conservati, quello orientale \u00e8 utilizzato come ingresso del Teatro). Sotto il palcoscenico si trovava la fossa scenica di cui sono visibile elementi quadrangolari in pietra, coi fori in cui scorrevano le corde che sollevavano e abbassavano il sipario. Davanti al palcoscenico si trova il piano semicircolare dell\u2019orchestra (nel teatro romano, spazio destinato ai seggi dei personaggi importanti della vita pubblica), con resti di pavimentazione in marmi colorati e disegni a motivi geometrici; in prossimit\u00e0 della cavea, \u00e8 rimasto il fossato per il deflusso delle acque piovane (il Teatro era scoperto).La cavea \u00e8 in calcare bianco della Valpolicella. Non era completamente appoggiata alla collina e quindi vennero costruiti dei muri radiali di sostegno, i cui resti sono ancora visibili. La cavea era isolata dal pendio del colle, da una profonda intercapedine che la proteggeva dalle infiltrazioni d\u2019acqua e dall\u2019umidit\u00e0 (uno scorcio dell\u2019intercapedine \u00e8 visibile da una delle sale del Museo Archeologico). Della cavea \u00e8 stato ricostituito solo una parte del settore occidentale. Sulla sommit\u00e0 delle gradinate si trovano l\u2019ambulacro coperto e i resti di una sovrastante galleria. Le due gallerie sono coronate da una loggetta ad archetti. Vi si accede attraverso una scalinata, su cui si pu\u00f2 ammirare un arco ionico ornato da tori. La loggetta \u00e8 stata ricostruita nel 1912; gli archetti, che riportano incisi i nomi delle famiglie abbienti della Verona romana, probabilmente provengono dalla fronte della galleria sottostante. Dalla loggia (con l\u2019ascensore) si accede al Museo Archeologico. Oltre alla cavea, il complesso monumentale \u00e8 completato da tre terrazze in origine lunghe 124 metri (ora inaccessibili). La prima grande terrazza, la pi\u00f9 spaziosa, \u00e8 in gran parte occupata dalle strutture dell\u2019ex convento di S. Girolamo (sede del Museo) e conserva i resti di un ninfeo (finta grotta ornamentale) scavati nella parete di tufo all\u2019estremit\u00e0 occidentale.<br \/>\nA lato del complesso teatrale sono visibili i resti dell\u2019Odeon, raccordato al Teatro. Costruito probabilmente insieme al complesso, in et\u00e0 romana era usato per spettacoli musicali e poetici; presentava la struttura tipica dei teatri romani, ma con dimensioni ridotte e spesso coperto. Rimangono solo alcune tracce della facciata.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">MUSEO ARCHEOLIGICO<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Dalla loggia ricostruita del Teatro Romano si accede (con l\u2019ascensore) al Museo, ospitato dal 1924 nell\u2019ex convento di S. Girolamo.<br \/>\nNella SALA ESPOSITIVA presso l\u2019ascensore sono esposte alcune sculture di marmo del I sec. d.C., mosaici del II e III sec. d.C. e, nelle vetrine, terrecotte dal periodo greco (alcune del V sec. a.C.) al periodo romano. Lungo il corridoio che congiunge la sala al refettorio sono esposti ritratti marmorei.<br \/>\nSul corridoio si aprono 3 CELLE CONVENTUALI. Nelle prime 2 sono esposti numerosi bronzetti etruschi, italici, ellenistici e romani; notevoli l\u2019<em>Erma femminile bifronte <\/em>del II sec. d.C. e i bronzi del <em>Sileno banchettante<\/em> e della <em>Suonatrice di crotali<\/em> (raffigurati semisdraiati) della prima met\u00e0 del V sec. a.C. Nell\u2019ultima cella sono esposti oggetti dell\u2019et\u00e0 imperiale romana, usati per le attivit\u00e0 domestiche e nelle onoranze funebri: molti recipienti di vetro soffiato di vari colori, vasi di ceramica e di bronzo e lucerne in terracotta e in bronzo.<br \/>\nNel REFETTORIO (sulle pareti, resti di un affresco attribuito a Giovan Francesco Caroto) sono conservate sculture di marmo per lo pi\u00f9 di provenienza veronese. Tra le altre, una copia romana di statua femminile greca seduta, del II sec. d.C., rinvenuta in piazza Duomo come le due notevoli figure femminili di grandi dimensioni e riccamente drappeggiate. Sul pavimento del refettorio \u00e8 stato inserito un mosaico policromo della fine del III sec. d.C., rinvenuto a Verona, con motivi animali, vegetali e legati al culto dionisiaco.<br \/>\nNel CHIOSTRO sono collocate iscrizioni funerarie romane, in gran parte di provenienza veronese e databili intorno alla prima et\u00e0 imperiale (I-III sec. d.C.).<br \/>\nNella CAPPELLA DI S. GIROLAMO si trovano affreschi del XV e XVI sec., fra cui un\u2019<em>Annunciazione<\/em> di Giovan Francesco Caroto; il soffitto dell\u2019inizio del XIV sec. \u00e8 costituito da pannelli di legno dipinti a motivi vegetali, alternati a scudi e rosoni.<br \/>\nIn un ambiente a lato della scala che conduce alla sala inferiore, sono esposti un crocifisso ligneo del tardo XV sec. e le iscrizioni dedicate alle Matrone, divinit\u00e0 celtiche venerate anche nel periodo romano.<br \/>\nInfine, nella SALA INFERIORE sono esposti elementi decorativi di palazzi veronesi d\u2019et\u00e0 imperiale e altari e statue dedicate alle divinit\u00e0 romane venerate a Verona. Nel pavimento \u00e8 inserito un mosaico (proveniente da una villa romana in Piazza Bra) databile fra il II e il III sec. d.C., con motivi legati al culto dionisiaco. Da un\u2019apertura nel pavimento della sala \u00e8 possibile vedere parte della grandiosa intercapedine, praticata dai Romani per isolare il Teatro dalle infiltrazioni.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">TEATRO ROMANO E MUSEO ARCHEOLOGICO<br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">Rigaste Redentore 2<br \/>\nTel. 045.8000360<br \/>\nFax 045.8010387<br \/>\nOrari d\u2019apertura: da marted\u00ec a domenica ore 9-19<br \/>\nIl luned\u00ec dalle 13.45 alle 19.30<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>PONTE PIETRA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Costruito a cavallo dell\u2019Adige dove fin dalla preistoria esisteva un guado tra il colle di S. Pietro e la pianura, la mancanza dell\u2019allineamento con il reticolo viario urbano romano ha fatto pensare ad una realizzazione del ponte precedente all\u201989 a.C. Nei secoli ha subito numerosi crolli, ricostruzioni e restauri. Gli interventi pi\u00f9 importanti furono: quello del II sec. d.C. che port\u00f2 all\u2019inserimento di blocchi di marmo; quello del 1298 che lo dot\u00f2 delle torri in testa al ponte (una distrutta nel 1801); quello del 1520 di fra\u2019 Giocondo; quello del 1957-59, quando il ponte venne completamente ricostruito per anastilosi perch\u00e9 i tedeschi in ritirata, nel 1945, l\u2019avevano fatto esplodere. I blocchi di pietra e i mattoni, proiettati nel letto del fiume dall\u2019esplosione, furono recuperati, ordinati e numerati, consentendone il reimpiego nella ricostruzione.<br \/>\nIl ponte attuale \u00e8 a 5 arcate. Le prime due a sinistra sono romane, in grossi blocchi di calcare bianco locale; nella pila fra le due arcate \u00e8 visibile una delle finestrelle (in origine, una su ogni pila) che assicuravano un efficace sfogo alla corrente del fiume in piena. Nell\u2019arco della seconda arcata \u00e8 visibile una figura scultorea maschile del II o III sec. d.C. L\u2019arcata destra, con la rimanente torre di testa, risale al rifacimento in mattoni del 1298, voluto da Alberto I della Scala. Le due arcate al centro risalgono probabilmente alla ricostruzione del 1520.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\"><strong>PALAZZO E GIARDINO GIUSTI (privato) <\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Sul retro del cinquecentesco Palazzo Giusti, costruito con un classico impianto a U (in facciata frammenti di decorazione pittorica), si accede a un incantevole giardino, la cui parte pi\u00f9 antica risulta concepita gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del XV sec. Nel tempo, il giardino ha subito numerose trasformazioni, fino all\u2019ultimo restauro del 1930 che ne ha ripristinato parte dell\u2019assetto rinascimentale.<br \/>\nAiuole, statue, scalinate e grotte artificiali sono disposte lungo il viale di cipressi che porta ai progressivi terrazzamenti. Man mano che si sale il declivio, la sistemazione architettonica della vegetazione cede il passo ad un assetto pi\u00f9 naturale di alberi e cespugli. Di rilievo, all\u2019interno del giardino: l\u2019unica collezione epigrafica latina privata esistente ancora a Verona; un famoso labirinto di siepi di bosso, uno dei rari esempi in Veneto, disegnato nel 1786 su un precedente labirinto cinquecentesco; una bella statua femminile di Alessandro Vittoria, nella sezione occidentale del parterre; le serre per gli agrumi, addossate al tratto superstite delle mura comunali del XII sec., con statue di Bernardino Ridolfi (genero di Falconetto e stretto collaboratore del Palladio), cui si deve probabilmente anche il mascherone che sormonta il giardino; la grotta artificiale scavata nel tufo, con arco d\u2019ingresso incorniciato da colonne, trabeazione e timpano (che le danno l\u2019aspetto di un tempietto), in origine rivestita di conchiglie, coralli, madreperle e mosaici e dotata di giochi d\u2019acqua. Dal belvedere si gode uno dei pi\u00f9 bei panorami sulla citt\u00e0 e si ha un bel colpo d\u2019occhio sul giardino nella sua interezza.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">GIARDINO DI PALAZZO GIUSTI<br \/>\nVia Giardino Giusti 2<br \/>\nTel.\/Fax 045.8034029<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Orari d\u2019apertura:<br \/>\nin inverno dalle 9 al tramonto<br \/>\nin estate dalle 9 alle 20<br \/>\nTutti i giorni dell\u2019anno (escluso Natale)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CHIESA DI SANTA MARIA IN ORGANO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Affacciata su un canale del fiume (oggi interrato), fino all\u2019800 la chiesa e la piazzetta antistante costituivano un angolo caratteristico della citt\u00e0. Anche il monastero benedettino a pi\u00f9 chiostri, con lo xenodochio (ospizio per pellegrini) annesso, ha perso le sue caratteristiche ed \u00e8 in parte adibito a sede di altre istituzioni. La chiesa fu costruita in et\u00e0 longobarda, ma venne distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1117 e poi di nuovo rifatta nelle forme attuali a partire dal 1481, dagli Olivetani.<br \/>\nLa facciata romanico-gotica fu rivestita da un prospetto in marmo bianco, nella parte inferiore (tre arcate, con portale del 1592) da Michele Sanmicheli. La parte superiore della facciata mantiene il rivestimento in cotto e tufo, con decorazione ad archetti. Sul fianco destro della chiesa si erge il campanile, ritenuto opera di fra\u2019 Giovanni da Verona (monaco olivetano, molto attivo all\u2019interno della chiesa come intarsiatore), ma terminato nel 1533.<br \/>\nL\u2019interno a croce latina a 3 navate, con transetto e presbiterio rialzati, conserva una ricca decorazione pittorica. Sono, infatti, presenti opere di Girolamo Savoldo, di Nicol\u00f2 Giolfino, di Giovan Francesco e Francesco Caroto, di Domenico e Francesco Morone, di Antonio Balestra, di Paolo Farinati, di Francesco Torbido, di Girolamo Mocetto, di Paolo Cavazzola, del Guercino, di Domenico Brusasorci, di Alessandro Turchi (l\u2019Orbetto).<br \/>\nDi grandissimo interesse le tarsie di fra\u2019 Giovanni da Verona, nel coro ligneo e sugli armadi della sagrestia, nonch\u00e9 il leggio e il candelabro intagliati.<br \/>\nSotto il presbiterio si trova la cripta, costruzione preromanica con colonne e capitelli del VIII sec. Vi sono conservate opere di Domenico Brusasorci, Luca Giordano, Francesco Morone, Antonio Balestra e la popolare &#8220;<em>Muletta<\/em>&#8220;, preziosa scultura lignea del XIV sec., raffigurante Ges\u00f9 che entra a Gerusalemme a cavallo di una mula; da qui il nome dato alla statua, che ogni anno veniva portata in processione per le vie cittadine in occasione della Messa delle Palme.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CASTEL S. PIETRO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Edificato alla fine del \u2018300 (durante il breve periodo del dominio visconteo) e unito nel 1450 al sistema di mura medievali, nel 1801 le truppe napoleoniche ne cominciarono la demolizione, portata a termine dagli austriaci che vi costruirono una caserma fortificata (1854). Resti del castello visconteo e delle mura medievali sono ancora visibili. A dispetto del degrado dell\u2019edificio, dalla terrazza antistante il castello (che sovrasta l\u2019area archeologica del <span style=\"text-decoration: underline;\">Teatro Romano<\/span>, di cui era in origine l\u2019ultimo terrazzamento) si pu\u00f2 godere di un panorama incomparabile sulla citt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CHIESA DI SAN GIOVANNI IN VALLE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Bel complesso romanico, di originaria fondazione altomedievale (IX sec.), fu ricostruito nel 1120 dopo il terremoto.<br \/>\nLa facciata in tufo, del 1300 circa, presenta un portale e un protiro pensile appoggiato a colonnine di marmo rosso, con affresco attribuito a Stefano da Zevio. Sulla destra della facciata si possono vedere le ali superstiti del chiostro (con archi a tutto sesto e colonnine binate in marmo rosso) e il campanile con la parte inferiore romanica e quella superiore del XVI sec. Notevoli sono le absidi romaniche con decorazioni scultoree a motivi vegetali e scene di caccia; si differenzia un po\u2019 l\u2019abside settentrionale con rivestimento a fasce alternate di tufo e cotto e lesene con capitelli corinzi (il pi\u00f9 bello presenta leoni con le zampe appoggiate alle foglie d\u2019acanto). Attigua alla chiesa, la canonica mostra resti della struttura del XII sec., uno dei pochi esempi di architettura civile romanica rimasti.<br \/>\nL\u2019interno della chiesa \u00e8 a 3 navate, divise da pilastri alternate a colonne di marmo rosso con capitelli corinzi. La chiesa era interamente affrescata con dipinti dal XII al XV sec., di cui per\u00f2 rimangono solo frammenti. La cripta risale al V-VI sec. e fu costruita su un\u2019antica necropoli precedente. Divisa in 3 navate, la parte anteriore \u00e8 d\u2019epoca post carolingia, quella posteriore, pi\u00f9 antica, conserva due sarcofagi romani in marmo greco. Sul muro sinistro si trova il sarcofago paleocristiano, la cosiddetta <em>arca dei SS. Simone e Giuda<\/em> (seconda met\u00e0 del IV sec.), scolpito con scene del Vangelo, episodi dell\u2019Antico Testamento e, sul coperchio, le figure dei due Apostoli (aggiunte nel 1395). Sul muro di destra \u00e8 appoggiato il sarcofago pagano del III sec. d.C., dedicato a una coppia di sposi raffigurati al centro di una conchiglia, sotto cui \u00e8 scolpita una scena agreste. Agli angoli, due figure romane (forse filosofi) cui \u00e8 stato troncato il braccio in epoca medievale, per adattarli alle figure dei SS. Pietro e Paolo. Anche gran parte della cripta era affrescata, ma i dipinti sono molto rovinati. Rimangono, mal conservati, affreschi della scuola dell\u2019Altichiero e decorazioni pittoriche del XIV sec.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><strong><span style=\"color: #5b1e1e;\">MUSEO AFRICANO (privato)<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #5b1e1e;\">Esposizione permanente allestita dai Padri Comboniani, \u00e8 stato fondato nel 1938 con lo scopo di valorizzare le realt\u00e0 culturali delle popolazioni africane presso cui vivono i missionari. Sono presenti pannelli descrittivi che ripercorrono le vicende storiche africane, una vastissima raccolta di oggetti etnografici (soprattutto strumenti musicali, giochi e suppellettili) provenienti da Egitto, Sudan, Congo, Togo, Burkina Faso e altri Stati africani e una biblioteca specializzata molto fornita. Nel 1996 una radicale ristrutturazione ha permesso di riqualificare la funzione del Museo, attraverso l\u2019introduzione di nuove tecniche multimediali. Ora, accanto alla funzione etnografica, il Museo ha assunto il ruolo di centro di dialogo interculturale per l\u2019educazione allo scambio con le culture e le tradizioni dei popoli dei Paesi del Sud del Mondo. Periodicamente \u00e8 sede di mostre temporanee a tema.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">MUSEO AFRICANO<br \/>\nVicolo Pozzo 1<br \/>\nTel. 045.596238<br \/>\nFax 045.8001737<br \/>\ne-mail: <span style=\"text-decoration: underline;\">museo.africano@comboniani.org<\/span> &#8211; <span style=\"text-decoration: underline;\">www.comboniani.org\/museo<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Orari d\u2019apertura<br \/>\ngiorni feriali ore 9-12 e 15-18<br \/>\ndomenica e festivi ore 15-19<br \/>\nChiuso il luned\u00ec<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CHIESA DI SAN TOMMASO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">La chiesa ha avuto una storia decisamente travagliata. In epoca romana qui si trovava la necropoli principale, su cui venne eretta pi\u00f9 tardi una chiesetta paleocristiana. Nel XI, a fianco di questa venne costruita una nuova chiesa dai Carmelitani, che nel 1316 venne dedicata a S. Tommaso Cantauriense. Le due chiese continuarono ad esistere una accanto all\u2019altra fino a quando, nel 1484, si decise di unificare i due edifici. Il nuovo tempio fu consacrato nel 1504. Dal 1796 al 1867 le strutture religiose del complesso di S. Tommaso vennero chiuse e riaperte al culto a pi\u00f9 riprese. Nel 1882, infine, sub\u00ec anche gli effetti della disastrosa piena dell\u2019Adige.<br \/>\nLa chiesa presenta caratteristiche dell\u2019edilizia romanica e di quella neogotica. Sulla facciata in mattoni, incompiuta, si apre un portale gotico in marmo (1493) con decorazioni vegetali e statue di santi guerrieri, un rosone del 1518 e due bifore in stile gotico.<br \/>\nL\u2019interno a croce latina a navata unica fu ristrutturato intorno alla met\u00e0 del XVI sec. da Michele Sanmicheli, che \u00e8 sepolto qui, in una tomba in stile neoclassico (1884). Lungo le pareti sono disposte delle cappelle rinascimentali, con grandi altari barocchi. Si possono osservare, inoltre, opere di Alessandro Turchi (l\u2019Orbetto), Antonio Balestra, Girolamo dai Libri, Felice Brusasorci, Paolo Farinati e Francesco Torbido. Da ricordare anche il grande organo barocco, su cui suon\u00f2 il tredicenne Mozart.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>CHIESA DI SAN PROCOLO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">\u00c8 dedicata al quarto vescovo di Verona (310-330 d.C.). Di fondazione paleocristiana (V o VI sec. d.C.), costruita all\u2019interno di una vasta necropoli romana e cristiana, \u00e8 stata riedificata nel XII sec e ristrutturata internamente nel XVI sec. Un restauro del 1985-88 ha portato alla luce varie testimonianze archeologiche.<br \/>\nLa facciata a capanna presenta 2 bifore, un protiro pensile (il cui arco \u00e8 decorato da affreschi del XIV sec.) e un finestrone ottagonale del XVIII sec.<br \/>\nAll\u2019interno sono conservate opere di Antonio Badile e Giambettino Cignaroli. Dalla scalinata centrale si scende alla cripta di cui la chiesa fu dotata fin dalla prima met\u00e0 del XI sec. A met\u00e0 scalinata si possono osservare i resti della chiesa paleocristiana e della necropoli (tombe e lastre calcaree, fondamenta in ciottoli fluviali e malta, un sarcofago romano in piombo, un\u2019iscrizione e un fregio romani). La cripta \u00e8 a tre navate, appoggiate su 6 colonne e su 12 lesene addossate ai muri perimetrali, coronate da capitelli di reimpiego, di varie epoche. I pi\u00f9 antichi, del VIII sec., sono rielaborazioni del capitello corinzio; gli altri, del IX e X sec., presentano elementi decorativi geometrici, zoomorfi e vegetali. Il recente restauro ha portato alla luce elementi decorativi murari e sono emersi affreschi del XII, XIII, e XIV sec.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>S. ZENO MAGGIORE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Capolavoro del romanico in Italia, fu fondata da re Pipino (o secondo alcuni rifondata) tra l\u2019VIII e il IX sec., sulla tomba del patrono di Verona, attorno al quale si era sviluppato un culto con radici antiche (V sec.). Le attuali strutture romaniche sono dovute principalmente alle modifiche attuate nel XII sec., dopo il terremoto del 1117. Solo l\u2019abside, rifatto alla fine del XIV sec., presenta forme gotiche.<br \/>\nLa facciata in tufo \u00e8 attraversata da una galleria di bifore in marmo rosso. Al centro si apre la <em>ruota della fortuna<\/em>, grande rosone dell\u2019inizio del XIII sec. di Brioloto, decorato da 6 statue che raffigurano le alterne vicende umane. La parte centrale della facciata \u00e8 caratterizzata anche dal portale con protiro del maestro Nicol\u00f2 (e aiuti, 1138). Il protiro \u00e8 sostenuto da due leoni. L\u2019arco \u00e8 decorato con motivi animali e vegetali, con sculture di santi e raffigurazioni dei mesi (sui lati). Nella lunetta \u00e8 scolpito S. Zeno e (alla base) alcuni miracoli del santo; queste sculture conservano ancora ampie tracce di una antica policromia. Il portale della basilica \u00e8 un esempio fondamentale di scultura romanica; ogni battente ligneo \u00e8 decorato da 24 formelle di bronzo, a rilievo. A sinistra ci sono le <em>Storie del Nuovo Testamento<\/em> e un mascherone, a destra 18 <em>Storie dell\u2019Antico Testamento<\/em>, 4 <em>Storie di S. Zeno<\/em>, un S. Michele e un altro mascherone. Altre formelle, pi\u00f9 piccole, ricoprono gli stipiti interni dei battenti e presentano figure di re incoronati, virt\u00f9, santi e uno scultore al lavoro. Ai lati del protiro si trovano rilievi in pietra: a sinistra le <em>Storie della Genesi<\/em> del maestro Guglielmo (XII sec.) e la raffigurazione della leggenda <em>Teodorico attirato all\u2019inferno<\/em>, di artista ignoto; a destra <em>Scene di vita di Ges\u00f9<\/em> del maestro Nicol\u00f2 e raffigurazioni di duelli fra guerrieri, anche queste di autore ignoto. Le pareti laterali della basilica e l\u2019abside presentano il tipico rivestimento veronese di fasce alternate di tufo e cotto.<br \/>\nL\u2019interno \u00e8 a croce latina a 3 navate, divise da pilastri cruciformi, alternati a colonne con capitelli a motivi zoomorfi e capitelli corinzi provenienti da edifici romani. Il soffitto ligneo carenato \u00e8 della fine del \u2018300. La chiesa \u00e8 ricca di opere d\u2019arte: vi si trovano opere pittoriche dal XIII al XVI sec. e opere scultoree del XII, XIII e XIV sec. Da ricordare: la <em>croce stazionale<\/em> della met\u00e0 del \u2018300, attribuita a Lorenzo Veneziano; il battistero ottagonale di marmo, del XIII sec., attribuito a Brioloto; la coppa di porfido (oltre 2 metri di diametro) che doveva appartenere ad un edificio termale della Verona romana; la pala <em>Madonna e santi<\/em> di Francesco Torbido; l\u2019enorme affresco <em>S. Cristoforo<\/em>, uno dei pi\u00f9 antichi (risale alla fine del XIII sec.); all\u2019altare maggiore, il <em>sarcofago dei SS. Lupicino, Lucillo e Crescenziano<\/em> (vescovi veronesi), con decorazioni scultoree raffiguranti scene del Vangelo, di un maestro anonimo del XII sec.; il dipinto della <em>Crocifissione<\/em> della scuola di Altichiero (fine \u2018300); la statua in marmo rosso di <em>San Zen che ride<\/em>, di autore veronese del XIII sec. (reca ampie tracce della colorazione originaria).<br \/>\nL\u2019opera pi\u00f9 importante conservata in S. Zeno \u00e8 il trittico di Andrea Mantegna (1457-1459), capolavoro della pittura rinascimentale dell\u2019Italia Settentrionale. Il trittico ha come soggetto la <em>Madonna con Bambino e santi<\/em>; portato via dai francesi nel 1797, fu recuperato pi\u00f9 tardi, ad eccezione dei dipinti della predella (quelli attuali sono copie di Paolo Veronese).<br \/>\nLa cripta \u00e8 del XIII sec., presenta 7 arcate con fregi di Adamino da S. Giorgio (artista locale) appoggiate su capitelli e archivolti scolpiti, della prima met\u00e0 del XII sec. Le pareti sono affrescate con dipinti del XIII e XIV sec.; una cancellata del \u2018400 chiude l\u2019abside, in cui \u00e8 conservato il sarcofago con le reliquie di S. Zeno.<br \/>\nSul lato destro della chiesa e non appoggiato a questa, il campanile si innalza per 72 metri. Iniziato nel 1045, ma restaurato gi\u00e0 nel 1120 (dopo il terremoto del 1117), \u00e8 stato ultimato nel 1173. Al di sopra della zoccolatura presenta la caratteristica bicromia dovuta all\u2019utilizzo di fasce alternate di tufo e cotto. \u00c8 diviso in piani da cornici ad archetti di tufo ed \u00e8 coronato da un doppio ordine di trifore e da una cuspide con 4 pinnacoli angolari. Sui fianchi sono inserite decorazioni scultore romane.<br \/>\nAccanto alla basilica, fin dall\u2019et\u00e0 carolingia, era presente un monastero benedettino, che divenne molto presto un centro catalizzatore molto forte, tanto da far sviluppare, nei pressi, una piccola citt\u00e0 (il cosiddetto borgo S. Zeno). A partire dal X sec., presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del Sacro Romano Impero, quando dovevano trattenersi a Verona. Il monastero (diventata abbazia) fu soppresso nel 1770 (dopo una lunga fase di decadenza, iniziata con gli Scaligeri) e in epoca napoleonica fu progressivamente demolito perch\u00e9 utilizzato come cava per materiale edilizio di reimpiego. Dell\u2019antica abbazia rimangono solo il torrione e il chiostro.<br \/>\nIl chiostro sul fianco sinistro della basilica fu costruito a cavallo fra il \u2018200 e il \u2018300; si tratta di un ampio quadrilatero romanico-gotico, con colonnine binate e capitelli a foglie uncinate. Uno dei muri (con filari in cotto a pietra alternati) \u00e8 probabilmente altomedievale. Sotto il portico sono presenti numerosi frammenti pittorici e scultorei e varie sepolture (fra cui quella dell\u2019abate Giuseppe della Scala, citato da Dante nel suo <em>Purgatorio<\/em>).<br \/>\nIl torrione che si eleva sul lato sinistro della piazza \u00e8 una costruzione in cotto, coronata da merlatura ghibellina. \u00c8 stato eretto probabilmente in due momenti successivi, tra il XII e il XIII sec. All\u2019interno sono conservati l\u2019affresco &#8220;<em>Omaggio dei popoli al potere imperiale<\/em>&#8220;, del XIII sec. e frammenti di decorazioni trecentesche.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">L\u2019ingresso per visite turistiche \u00e8 a pagamento. \u00c8 possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di S. Zeno Maggiore, S. Anastasia, S. Lorenzo, S. Fermo Maggiore e il Duomo (Cattedrale di S. Maria Matricolare).<br \/>\nOrari di visita: feriali ore 10-18; festivi ore 13-18 (le visite sono sospese durante le funzioni religiose).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Per informazioni e prenotazione visite guidate<br \/>\nASSOCIAZIONE &#8220;CHIESE VIVE&#8221;<br \/>\nCorte S. Elena &#8211; Piazza Duomo 35<br \/>\nTel.\/Fax 045.592813<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">www.veronatuttintorno.it\/chiesevive\/<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>S. BERNARDINO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">Edificato fra il 1451 e il 1466, il complesso era costituito da vari ambienti organizzati intorno a due cortili, ma ha subito danneggiamenti durante l\u2019ultima guerra.<br \/>\nUn grande chiostro precede la facciata in stile gotico, in cotto a vista, ma con portale rinascimentale ornato di statue e rilievi con santi.<br \/>\nL\u2019interno della chiesa \u00e8 insolito: la navata principale \u00e8 affiancata da una navata minore che funge da raccordo per le numerose cappelle gentilizie, costruite fin dal XV sec. e arricchite di un tale numero di opere d\u2019arte da far diventare la chiesa uno dei complessi storico-artistici pi\u00f9 importanti di Verona. All\u2019interno delle cappelle sono conservate opere di Nicol\u00f2 Giolfino, di Domenico e Francesco Morone, di Antonio Badile, di Francesco Caroto, di Francesco Benaglio, di Antonio Balestra; sono presenti anche opere scultoree del XV e XVI sec. Particolare rilevanza ha la <em>cappella Pellegrini<\/em>, costruita intorno alla met\u00e0 del XVI sec. da Michele Sanmicheli: ha pianta circolare ed \u00e8 a due ordini (quello superiore corinzio) con decorazioni a cassettoni nella cupola; la pala dell\u2019altare \u00e8 di Bernardino India.<br \/>\nNel convento si pu\u00f2 visitare la <em>sala Morone<\/em>, un\u2019antica biblioteca costruita fra il 1494 e il 1503, decorata da un ciclo di affreschi a soggetto religioso, opera di Domenico e Francesco Morone (cui si deve il nome della sala).<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #5b1e1e;\"><strong>ARSENALE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">A causa del rilevante ruolo strategico militare di Verona (collocazione geografica privilegiata, all\u2019incrocio di fondamentali vie di comunicazione), tra il 1864 e il 1861 gli austriaci costruirono l\u2019arsenale dedicato a Francesco Giuseppe I, opera di un pi\u00f9 generale processo d\u2019adeguamento delle strutture militari urbane che doveva trasformare la citt\u00e0 nella principale fortificazione permanente del Lombardo-Veneto (nello stesso periodo venne edificato <\/span><\/span><span style=\"color: #5b1e1e;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\">Castel S. Pietro<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #5b1e1e;\">). Anche dopo l\u2019annessione del Veneto al Regno d\u2019Italia (1866) e fino all\u2019ultima guerra, il complesso \u00e8 stato utilizzato dalle autorit\u00e0 a scopo militare.<br \/>\nLa costruzione, situata su un vasto e verdeggiante tratto di pianura, \u00e8 costituita da nove edifici in stile illuminista, separati da cortili, strade e piazzali e circondati da un muro di cinta continuo e isolato. Nel 1995 l\u2019Arsenale \u00e8 stato ceduto al Comune di Verona, che intende trasformare l\u2019area in un parco pubblico.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">PONTE SCALIGERO <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-small; font-family: Verdana; color: #5b1e1e;\">Di fronte al mastio di <span style=\"text-decoration: underline;\">Castelvecchio<\/span> si trova il Ponte Scaligero sull\u2019Adige, attualmente adibito ad esclusivo camminamento pedonale. Edificato nella seconda met\u00e0 del XIV sec., la poderosa costruzione a 3 arcate disuguali \u00e8 in cotto e presenta fortificazioni e merlature. Fatto esplodere dai tedeschi in ritirata nell\u2019ultima guerra, \u00e8 stato ricostruito nel 1950, con le pietre e i mattoni originali, recuperati sul fondo del fiume. Vi sono tracce di reimpiego di materiale edilizio d\u2019epoca romana: una serie di capitelli corinzi murati nella prima pila verso Castelvecchio (visibili solo se il fiume \u00e8 in secca, uno \u00e8 stato estratto e posto sul camminamento) e un cippo funebre romano presso l\u2019imbocco verso l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">Arsenale<\/span> (trovato nelle fondamenta durante la ricostruzione del \u201945).<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La\u00a0 Dimora Del Viaggiatore \u00e8 situata a Verona a pochi minuti dal centro, La citt\u00e0,\u00a0 offre ai propri visitatori una ricca scelta di mete culturali, tutte ad alto indice di emozione, nelle pagine sottostanti troverete alcune delle mete pi\u00f9 ambite per chi si appresta a visitare il capoluogo Scaligero Arena di Verona Il monumento [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":508,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1313"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1313"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1313\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3478,"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1313\/revisions\/3478"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/508"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.hotelinnverona.it\/residence-bed-breakfast\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}